Il Gusto salato del cappuccino di Yu Rongjun

Spettacolo teatrale

10 - 11 aprile 2018

Teatro Galleria Toledo
Via Concezione a Montecalvario, 34
Napoli


Un progetto di sperimentazione didattica di Lingua e Letteratura Cinese di M. Cristina Pisciotta


Ingresso libero
 


Yu Rongjun

                                            Il gusto salato del cappuccino

 Nativo dell’Anhui e trasferitosi a Shanghai nel 1991 a 20 anni, Yu Rongjun ha conosciuto, negli ultimi due decenni, una straordinaria affermazione nei circoli teatrali cinesi con le sue trenta commedie e le sue numerose sceneggiature cinematografiche, televisive e radiofoniche. Direttore artistico del Teatro delle Arti Drammatiche di Shanghai, ne ha fatto, nel giro di pochi anni, il fulcro della vita artistica della metropoli. Inserita dai critici cinesi nella corrente del “Teatro dei colletti bianchi” per il pubblico a cui si rivolge e i temi che tratta, la sua produzione teatrale , prevalentemente ispirata all’epoca contemporanea e di stampo realista, si concentra sulla solitudine, sui difficili rapporti interpersonali, sulle crisi sentimentali e i problemi di carriera degli abitanti delle nuove metropoli cinesi. Scritta nel 2001 e messa in scena al Teatro delle Arti Drammatiche di Shanghai nel 2002 con la regia di Yin Taosheng, Il gusto salato del cappuccino conosce un grande successo per sei anni consecutivi in Cina e all’estero (Auditorium Parco della Musica di Roma, 2008). Articolata in tre atti (Espresso costituito da un monologo femminile, Latte bollente da un monologo maschile e Cappuccino da un dialogo fra un uomo e una donna) l’opera riflette sulla crisi matrimoniale delle coppie di mezza età, sui loro tradimenti, sulle loro tragedie private, sulla loro incapacità di comunicare e sulle loro occasioni mancate che nella frenetica vita metropolitana sono diventate una realtà sempre più diffusa. L’autore lascia volutamente ambiguo il rapporto e il collegamento fra i personaggi dei tre atti, rendendo così più universale il suo messaggio. L’introspezione psicologica, affidata ad un flusso di coscienza che cambia continuamente soggetti ed oggetti ci aiuta a capire la complessità dei rapporti fra l’uomo e la donna, lo yin e lo yang, l’espresso e il latte, l’amaro e il dolce che fusi insieme ci lasciano uno spiacevole gusto salato, quello della vita. La nostra messa in scena di quest’anno, bilingue come sempre, trasforma i monologhi del primo e del secondo atto in un flusso di coscienza a più voci, moltiplicando e amplificando l’eco dei dubbi dei protagonisti, l’ambiguità delle loro scelte, l’incertezza della realtà; ogni volta che la vita dei personaggi si trova ad un bivio e loro, incapaci di scegliere, si lasciano trasportare dagli eventi, sulla scena si moltiplicano le immagini e le possibilità: la storia si ramifica in una serie di eventi plausibili ma mai avvenuti (o forse si), come fossimo testimoni di tante vite parallele che accadono nello stesso momento. È come se l’uomo e la donna della storia non fossero mai completamente capaci di decidere e si trovassero travolti dal destino, dalla vita quotidiana, che con le sue molteplici necessità lascia sempre indietro scelte incompiute, possibilità mancate, domande senza risposta. Siamo sempre più incapaci di comunicare, anche nell’intimità dei nostri rapporti, sembra volerci dire Yu Rongjun, e stiamo perdendo anche la capacità di comprendere noi stessi; i protagonisti del gusto salato del cappuccino si perdono e si contraddicono spesso nei loro lunghi soliloqui, immaginano un mondo che non esiste o rimangono immobili, come congelati, in una realtà fittizia dalla quale non riescono a uscire. Tutto avviene all’interno di un appartamento, in una generica città, mentre la vita scorre fuori dalla finestra impassibile, senza curarsi delle passioni degli uomini. In balia delle onde, restiamo a galla soltanto per vedere passare davanti ai nostri occhi la vita e quando scorgiamo un appiglio la corrente ci ha già trascinato leggermente troppo in là; diventiamo cosí testimoni delle nostre occasioni perse, delle scelte mancate, coscienti di essere sempre in ritardo su un presente troppo rapido e impossibile da fermare.


喻荣军

《卡布奇诺的咸味》

       喻荣军,出生于安徽,1991年 20岁时迁居上海,在过去二十年中,他以三十部话剧剧作和数量众多的电影,电视和广播剧剧本获得了非凡的声望。作为上海话剧艺术中心的艺术总监,在短短几年内,他成为大都会艺术生活的焦点。       中国评论家把他的戏剧作品归类为“白领话剧”,其作品背景多为当今社会,具有写实风格,反映了中国大都市新移民的孤独,人际沟通的艰难,情感危机及职场难题。      《卡布奇诺的咸味》写于2001年,并于2002年由上海话剧艺术中心搬上舞台,首演的导演为尹铸胜。该剧连续六年在国内外的演出中获得了巨大的成功(2008年该剧在罗马音乐公园的礼堂演出)。         该剧由三幕组成(第一幕是女独角戏《浓缩咖啡》,第二幕是男独角戏《煮沸的牛奶》,第三幕是一个男人和一个女人之间的对话《卡布奇诺》)。该剧反映了中年夫妻的婚姻危机,这已成为越来越普遍的现实。作者把三幕的人物关系及其之间的联系刻意模糊,从而使他要传达的信息更具普世性。        心理的内省,意识流人称的不断跳跃,帮助我们理解男人和女人,阴与阳之间的复杂关系,浓缩咖啡和牛奶,甜味与苦涩,融化在我们口中,留下了不愉快的咸味,就像生活的苦涩。        今年我们的演出,一如既往地使用双语,在第一和第二幕中把独白变成了由很多声音构成的意识流,主人公疑惑的回音,他们选择的模糊,现实的不确定性被成倍地增长,放大;每当人物的生活处于十字路口或者他们无法选择时,他们只好随波逐流,在舞台上剧情的发展被设想成不同的可能性。故事分支演绎成一系列似乎合乎逻辑,(可能发生或者)从未发生的事件, 我们就好像是在同一时刻平行发生的生活的见证人。在剧中,男人和女人从未能够完全决定他们的命运,他们被命运,被日常生活压垮,他们众多的需求总是留下了未完成的选择,错过了的机会,没有答案的问题。

        喻荣军似乎想说,即使在亲密的关系中,我们也越来越无法沟通,我们正失去理解自己的能力。《卡布奇诺的咸味》的主角常常在长篇的独白中迷失自我,自相矛盾,而想象生活在一个他们无法离开的,虚拟的,如冰冻后停滞的世界。 一切都发生在某个普通城市的公寓里,生活在窗外冷漠地进行,并不在乎人们的激情。在波浪起伏的海湾中,我们飘于水上,只能看到在眼前流逝的生活。当我们刚觉察到一个手脚可掌蹬之处时,水流就已经把我们拖远了;因此我们错失机会,错过选择,永远落伍于瞬息万变,无法停滞的现实。

 

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